GLI ACQUISTI DI MARK ZUCKERBERG

Il 2012 e il 2014 per Mark Zuckerberg devono essere stati gli anni della svolta. Per la modica cifra di 1 miliardo di dollari si è portato a casa Instagram, la più popolare app-social di foto. Era stata fondata soltanto 2 anni prima e aveva appena 13 dipendenti. Oggi sono 1 migliaio. Nei giorni dell’acquisizione aveva 30 milioni di utenti, oggi sono più 1 miliardo. Secondo alcune previsioni saranno 2 miliardi nel giro di 5 anni. E secondo stime di Bloomberg se fosse quotata autonomamente, Instagram varrebbe oltre 100 miliardi di dollari.

Poi, non contento, nel 2014 sborsava 14 miliardi di euro per comprarsi WhatsApp, la più popolare applicazione di messaggistica che conta oggi 450 milioni di utenti. 

Cifre da capogiro per il mondo reale ma per il mondo virtuale forse no. 

In realtà pochi sanno che nel 2017 Instagram ha contribuito col suo 18% al fatturato complessivo di Facebook diventando vitale per quest’ultimo introducendo le “stories” che hanno cambiato l’app facendola diventare il social dei teenagers che invece ritenevano Facebook noioso.

Anche WhatsApp non è si fatta dire dietro: ha solo 32 ingegneri fra le sue fila e la piattaforma processa 50 miliardi di messaggi al giorno. Il segreto? Sta proprio nel concentrarsi sui messaggi e nient’altro, senza correre dietro ad altro. 

Ma se Mark Zuckerberg non avesse fatto questi acquisti che fine avrebbero fatto Instagram e WhatsApp? Di certo non sarebbero fallite ma non avrebbero avuto il successo che hanno avuto. 

Dite di no? Vi spiego perché si invece. Perchè io, al contrario di quanto l’opinione pubblica possa pensare, credo che Instagram e WhatsApp siano state acquistate da chi di acquisti se ne intende, da chi ha già dimostrato la capacità di inventare e portare alle stelle una azienda come Facebook, nata per gioco fra le mura di casa di una manciata di studenti alle prese con le tecnologie informatiche del momento. 

Sono convinta che se Zuckerberg avesse ritenuto importante acquistare il Gruppo Fini (quello dei tortellini tanto per intenderci) sarebbe riuscito a farlo diventare un social come Instagram, affiancando il tortellino al selfie del momento.

Tutto ciò per dirvi cosa? Che conta cosa si fa ma conta chi la fa. Non serve inventarsi voli pindarici, basta avere la giusta intuizione. L’aver creduto ad un progetto coinvolgendo altre persone è stato per lui fonte di ispirazione, ha compreso fin da subito che il business è cosa seria che non funziona se non c’è curiosità, passione, interesse personale, attenzione all’essere umano e alla collettività.

Certo, direte voi, facile con 1 miliardo di dollari e 14 miliardi di euro in tasca chiacchierare ma la pretesa non è che tutti siamo Zuckerberg ma si impara sbagliando. Ha citato più volte Einstein e quanto lui credesse nella necessità di compiere molti errori per poter progredire ma nessuno si ricorda degli sbagli di Einstein, tutti ricordiamo i suoi successi. 

Quindi si alla cultura dell’errore per imparare ma no all’errore per perseverare e pensare di poter fare tutto da soli. Non credo che Zuckergerg si cucini e si pulisca casa, probabilmente per ciò che non sa fare si affida. Da soli, non si va da nessuna parte, attorniati dalle giuste persone si hanno idee splendide e si realizzano splendide idee. 

Riflettiamo, parola di Mark!

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