L’USO DISTORTO DELLE NOTIZIE SUI SOCIAL MEDIA E I PERICOLI PER LA NOSTRA CULTURA.

Negli ultimi 5 anni in Italia i quotidiani hanno visto diminuire drasticamente le loro vendite; e parlandone con Peppe, il mio giornalaio, ne ho avuto la conferma; se non fosse per l’acquisto di figurine, pupazzetti, matite, bigliettini per compleanni non sopravviverebbe. Eppure fuori conserva ancora l’insegna di giornalaio, ma secondo me dovrebbe modificarla.

Questi dati da soli sono già terribili ma se messi poi in relazione con i numeri dell’istruzione in Italia, diventano addirittura catastrofici. Investiamo pochissimo sulla scuola, siamo fra gli ultimissimi in Europa.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, non solo sotto quelli miei e di Peppe: si leggono poco i giornali, scritti da giornalisti professionisti, credibili e riconoscibili, e le informazioni sono invece sempre più veicolate dai social, luoghi in cui veri e propri professionisti della comunicazione, spesso, divulgano e manipolano false notizie. L’immagine che se ne ricava è quella di un Paese sempre più impoverito culturalmente, in cui le notizie possono essere filtrate da persone senza scrupoli, che approfittano dell’ignoranza o della superficialità di chi legge. Ci aspettano anni in cui nostra cultura già di per se in pericolo, risulterà minata da questi nuovi “specialisti”, pronti a governare le opinioni di grandi masse di persone con facili slogan, post alterati e fakenews, in grado di attirare l’attenzione e diventare virali, spesso, molto più delle notizie vere.

E’ necessario tornare alla realtà. Chi fornisce notizie dovrebbe essere “il guru della verità” e non modificarla, targetizzarla, sploganizzarla pur di crearsi spazio e notorietà in qualche settore o appunto sui social. Esternare la nostra opinione fa bene a tutti, condividere le proprie idee ancora di più (come sto facendo io in questo momento in fondo) ma quello che sta accadendo non fa altro che mettere in mostra quanto il nostro paese si stia dedicando sempre di più all’ignoranza, alla superficialità e alla mancanza di dignità. Meditiamo 

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